Open/Close Menu Assistenza legale in diritto penale della strada

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Dal 20 aprile 2019, a seguito della legge n. 33/2019, per tutti i reati che non costituiscono delitti puniti con la pena dell’ergastolo l’imputato può chiedere al giudice che il processo penale venga svolto in maniera alternativa e più vantaggiosa rispetto alla dinamica ordinaria. Il legislatore penale infatti ammette, all’esistenza di determinati presupposti, lo svolgimento di un processo più celere rispetto al rito ordinario. Il codice di procedura penale dedica il libro sesto ai cosiddetti “procedimenti speciali” che hanno tutti la caratteristica di essere mancanti di una delle fasi del processo ordinario. In questa sede si va a trattare del giudizio o rito abbreviato in quanto, anche per i reati commessi in violazione della disciplina del codice della strada, si può ricorrere a tale tipologia processuale con notevoli vantaggi per l’imputato e le parti processuali.

La disciplina che regola lo svolgimento e la procedura di attivazione dei lavori di pubblica utilità trova spazio in più fonti normative. A tal proposito si menzionano oltre al codice della strada, altre due fonti. Il decreto legislativo 274/2000, recante disposizioni sulle competenze del giudice di pace, e il decreto del Ministro della giustizia del 26 marzo 2001. La Cassazione, con sentenza n. 1066/2020, ha stabilito l’onere dell’autorità giudiziaria di dare impulso all’attivazione della procedura di esecuzione dei lavori di pubblica utilità. Tale autorità giudiziaria si individua nella figura del Pubblico Ministero, quale organo incaricato di dare esecuzione ai provvedimenti del giudice.

Che cosa si intende per incidente stradale e quando è integrato? L’unica fonte che fornisce una definizione di incidente stradale è la convenzione di Vienna del 1968. Questa lo ha definito come “un evento verificatosi nelle vie o piazze aperte alla circolazione in cui rimangono coinvolti veicoli, esseri umani o animali fermi o in movimento e dal quale derivino lesioni a cose, animali, o a persone”. Con la sentenza n. 47750 del 2018, il Supremo Collegio è giunto a ridiscutere tale nozione. In particolare, nella decisione del caso oggetto dell’odierno approfondimento, con riferimento al nesso causa-effetto tra l’incidente e lo stato di ebbrezza.

Le misurazioni dell’etilometro diverse che conseguenze possono comportare ai sensi della legge per la guida in stato di ebbrezza? Se le misurazioni ricadono in due fasce alcolemiche punite diversamente, il supremo collegio è concorde nell’applicare il principio del favor rei ovvero la disciplina più favorevole al colpevole.

La Corte Costituzionale avvalora le osservazioni del tribunale di bergamo secondo cui “l’autore del reato di guida in stato di ebbrezza subisce un’irragionevole e deteriore disparità di trattamento in ordine alla confisca del veicolo qualora il giudice penale abbia disposto nei suoi confronti la messa alla prova, anziché il lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 186, comma 9-bis, cod. strada”. Dichiara infine, con la recente sentenza del 25 aprile 2020 n. 75, l’illegittimità costituzionale del sesto comma dell’articolo 224-ter C.d.s.

La Corte Costituzionale in data 19 febbraio 2019 ha risolto la questione di legittimità di alcune disposizioni dell’articolo 222 del Codice della strada. Con la sentenza 88/2019 i giudici hanno infine dichiarato la norma parzialmente incostituzionale. Ovvero nella parte in cui prevedeva l’automatica applicazione da parte del giudice della revoca della patente a seguito della sentenza di condanna o in caso di patteggiamento della pena per i suddetti reati.

Lo scontro tra un automobilista e un motociclista, da cui sono derivate lesioni stradali gravi, ha portato il Tribunale di Milano, nell’ultimo mese dello scorso anno, a riconoscere la tenuità del fatto del reato di lesioni stradali gravi.  Si è trattato di un ulteriore passo avanti verso la riduzione del contenzioso per fatti che spesso, sebbene il Codice Penale definisca gravi, di grave hanno ben poco.

Quando ci si mette alla guida bisogna stare attenti a non aver aumentato la quantità di alcol presente nel sangue e aver di conseguenza provocato lo “stato di ebbrezza”. Ciò anche senza l’assunzione di bevande alcoliche o senza averne abusato. È sufficiente infatti assumere dei farmaci che contengano alcol oppure che siano in grado di alterarne il livello nel sangue rendendone difficile l’eliminazione. Bisogna in particolare prestare attenzione all’assunzione dei farmaci in combinazione con bevande alcoliche, soprattutto se si tratta di farmaci che ne potenziano l’effetto. Il rapporto tra farmaci e tasso alcolemico è un tema che è stato molto dibattuto dalla giurisprudenza penale. I giudici della Corte Suprema, partendo da una presa di posizione liberale, sono giunti, nelle più recenti sentenze, ad una visione più restrittiva di tale rapporto ai fini dell’integrazione di cui all’articolo 186 C.d.s.

L’etilometro è lo strumento con cui gli agenti della polizia stradale misurano la concentrazione di alcool nel sangue per accertare lo stato di ebbrezza del conducente. Gli agenti sono autorizzati ad utilizzare tale strumento in base a quanto disposto dal quarto comma dell’articolo 379 del Regolamento di esecuzione al Codice della Strada. A fianco a tale regolamento tuttavia vige un’altro provvedimento. Questo determina le caratteristiche che devono avere tali apparecchiature per poter essere utilizzate dagli agenti della polizia stradale. Si tratta del Decreto del Ministro dei Trasporti e della Navigazione n. 196 del 1990 che individua, fra vari i requisiti, l’ obbligo di omologazione e di taratura dell’etilometro

Il reato di guida in stato di ebbrezza può non essere punito se, nel corso di un giudizio, il giudice rileva la particolare tenuità del fatto. Si tratta di casi in cui, sulla base di quanto risulta dal processo, il giudice riscontra degli elementi che rendono la condotta non particolarmente grave. Se sussistono determinati presupposti, dunque, il giudice può escludere la punibilità del reato di guida in stato di ebbrezza per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’articolo 131-bis del codice penale. L’aspetto che particolarmente rileva ai fini della sua applicazione è la non abitualità della condotta, mentre in caso contrario è esclusa. Numerose sentenze della Corte di Cassazione, anche molto recenti, hanno contribuito ad arricchire la disciplina di tale istituto in applicazione al reato di guida in stato di ebbrezza. La questione pertanto è attuale e dibattuta.

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